In molti settori l’AI si adotta con relativa leggerezza. In psicologia no: i dati in gioco sono i più protetti dall’ordinamento. Questa guida spiega, in modo chiaro e non allarmistico, quali sono le regole da rispettare.
Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) tutela i dati personali delle persone fisiche e riserva una protezione rafforzata ad alcune “categorie particolari”. I dati relativi alla salute — compresa la salute mentale — sono tra queste (art. 9 GDPR). Le note di una seduta, le informazioni raccolte in un colloquio, persino il semplice fatto che una persona sia in cura da uno psicologo sono dati sensibili nel senso più forte del termine.
A questo si aggiunge un vincolo specifico della professione: il segreto professionale, tutelato dall’art. 622 del codice penale e dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. Per questo, quando si introduce uno strumento di AI che tocca questi dati, la domanda non è “funziona bene?”, ma “posso usarlo restando pienamente a norma e fedele ai miei obblighi deontologici?”.
Trattare dati ex art. 9 non è vietato, ma è soggetto a condizioni più stringenti rispetto ai dati “ordinari”. In genere serve il consenso esplicito dell’interessato per quel trattamento specifico, e servono misure di sicurezza proporzionate alla delicatezza del dato. Non basta un consenso generico: la persona deve capire che cosa viene registrato o elaborato, da chi e con quali garanzie.
Molti strumenti di AI trattano i dati su server che possono trovarsi fuori dall’Unione Europea. È un punto da verificare con attenzione: dove vengono elaborati e conservati i dati, se il fornitore garantisce condizioni adeguate per eventuali trasferimenti extra-UE e se i dati vengono — o meno — usati per addestrare i modelli. Preferisci fornitori che dichiarano esplicitamente la conformità GDPR, che offrono un DPA e che si impegnano a non usare i tuoi dati per il training.
La sintesi onesta è questa: in psicologia l’AI si può usare, ma va usata con più cautela che altrove. Prima si definiscono consenso, informativa e accordi con i fornitori; poi si sceglie lo strumento; solo alla fine lo si mette in pratica. Vale la pena, quando si tocca lo scribe delle sedute, farsi affiancare da chi conosce sia la tecnologia sia questi vincoli. Questa pagina è una panoramica divulgativa e non sostituisce una consulenza legale sul caso specifico.
Consenso esplicito, informativa e DPA come punto di partenza.
Dove finiscono i dati e se sono usati per il training.
Si può usare l’AI: basta farlo nell’ordine giusto.
Gli “AI scribe” per la salute mentale trasformano la seduta in una bozza di nota strutturata. Uno strumento potente che tocca però i dati più sensibili in assoluto — qui conta soprattutto come usarlo bene.
LeggiAI scribe per terapeuti: dalla seduta a una bozza di nota strutturata (SOAP, DAP), con conformità GDPR dichiarata per i professionisti europei.
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